Conflitti irrisolti: la questione israelo-palestinese



Amin Nabulsi Gadi Luzzato
Vent'anni fa cadeva il muro di Berlino.
Dopo quasi un quarantennio di separazione le comunità tedesche est e ovest tornano ad abbracciarsi e nel giro di un anno l'utopia sognata dal cancelliere Willy Brandt diventà realtà: la Germania torna ad essere uno Stato sotto una unica bandiera.
Ma i muri continuano a segnare i conflitti nel mondo.
In Europa, in NordIrlanda, la "Peace Line", ironicamente chiamata "Linea della Pace" divide ancora i cattolici di Belfast dai protestanti filo-inglesi
Scrive il giornalista inglese David Mekittrick su The Indipendent " Issare le barricate è stato facile, abbatterle non lo sarà altrettanto"
Giovedì 10 dicembre, nel teatrino Ex Acli della frazione di Preara di Montecchio Precalcino, il circolo del Pd locale ha voluto tentare di capire le origini dei conflitti che portano alla costruzione delle Barriere prendendo come spunto il Muro tra i Muri, cioè quello che sta dividendo il popolo palestinese da quello israeliano.
Con la conferenza Popoli di Fuga si è perciò fatto una analisi del Come e del Perchè sorgono queste barriere e se ci possono esserci punti di confronto che possano portare al dialogo le due comunità.
La serata è iniziata con la proiezione di un documentario che attraverso frammenti di vari filmati ha raccontato la storia del conflitto israelo-palestinese a partire dal 1948 quando Ben Gurion, primo presidente del neonato stato di Israele, dichiara la terra mediorientale, terra libera e pronta ad essere colonizzata.
Si arriva così ai giorni nostri con la costruzione delle linee di demarcazione di Gaza e il lunghissimo muro in CisGiordania.
I due relatori della conferenza Amin Nabulsi ingegnere palestinese esponente dell' 'ala moderata di Al Fatah, da tempo residente in Italia, e il prof. Gadi Luzzato, docente alla Cà Foscari di Venezia, ebreo e rappresentante della comunità ebraica di Padova hanno analizzato la drammatica situazione delle terre mediorientali di Israele.
E' una realtà che nasce dal conflitto, dice Luzzato. A parole tutti parlano di Pace, ma in realtà nessuno vuole arrivare a conquistarla.
Continua Luzzato: " Ci sono anche tra gli israeliani vedute diverse,ma è la difficoltà a costruire una leadership nuova e più tollerante il vero ostacolo verso la Pace.
Amin Nabulsi aggiunge al dibattito che la questione interna è fortemente collegata alla politica estera che ha forti interessi a sostenere Israele come testa di ponte per gli interessi del mondo occidentale in un territorio strategico come quello mediorientale.
Continua Nabulsi, " La lotta dei palestinesi non si fonda contro il popolo israeliano, ma si contrappone ad una forza di occupazione.
Gli effetti sono devastanti, denuncia Nabulsi: i 4/3 della forza lavoro palestinese è disoccupata, le falde acquifere sono controllate dagli israeliani che gestiscono la fornitura d'acqua facendola pagare a caro prezzo ai residenti palestinesi ,e viene distribuita durante il giorno per non più di tre ore.
"Per ora c'è un grande silenzio" denuncia Luzzato, "non si capisce cosa bolle in pentola" si domanda il rappresentante ebreo, ma la questione non è tanto il muro, quanto invece il rispetto di confini certi.
Il muro potrà essere utile solo se ci sarà una divisione tra due Stati ebreo e palestinese.
Il muro, in questo momento,è solo una grande tragedia per tutti quanti!
Infatti, secondo l'ingegnere palestinese, il muro è totalmente illegale visto che non rispetta i confini tracciati dai trattati del 1991. Sharon non ha rispettato assolutamente nulla e stanno aumentando i villaggi dei coloni nel West Bank ai margini della CisGiordania.
Il vero problema, ribadisce Nabulsi, sono i fondamentalismi, sia arabi con Hamas, sia israeliani con l'attuale teocrazia.
Concorda anche Luzzato con questa analisi: l'attuale leadership, inadeguata, che detiene il potere in Israele, non sta mettendo all'ordine del giorno la questione della Pace e passerà ancora moltissimo tempo prima che si riesca a tornare al dialogo.
Per Gotthold Lessing, filosofo illuminista tedesco che visse alla fine del "700, diceva: " non bisogna limitarsi ad accettare il fatto che la differenza sia destinata a perdurare, ma bisogna effettivamente apprezzarla e riconoscere che in essa c'è un potenziale creativo senza precedenti".
Siamo ancora nel mezzo di un processo che non sappiamo bene come adrà a finire, ma viviamo in un mondo globalizzato che ci rende tutti interconnessi ed interdipendenti" è la lezione che ci offre Zygmunt Bauman, filosofo ebreo, autore della "teoria delle società fluide"
La serata si chiude perciò con una speranza, attualmente ancora utopistica: solo quando la Ragione prevarrà sulla speculazione si arriverà a vedere l'alba di una nuova civiltà di tolleranza, libera dai muri che ci dividono.
Diego Retis
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