Inquinamento Ex Pm galvanica, al via i progetti per la bonifica

   affioramento cromo esavalente Ex Pm galvanica Tezze sul Brenta L'ennesima puntata del caso "cromo esavalente" di Tezze sul Brenta fa un altro passo avanti. E' stata assegnato con appalto europeo l'incarico di progettare i test pilota per la bonifica del sito inquinato dal Cromo esavalente di Stroppari al consorzio temporaneo " Golder associates srl/Sinergeo". Non si parla ancora di bonifica vera e propria, ma di prove tecniche per testare le soluzioni tecnologiche migliori per risolvere l'annoso e gravissimo problema ambientale di Tezze sul Brenta. Il costo della progettazione si aggira sui 225.000 euro, ma quando si partirà, e non prima di un anno e più con la bonifica vera e propria, i conti saliranno vertiginosamente dai 6 ai 20 milioni di euro a seconda delle opzioni ritenute più idonee. Il test simulerà "l'iscatolamento" del sottosuolo del sito fino a una profondità di almeno 30 metri per poi ripulire con sostanze chimiche o gassose apposite le roccie e le ghiaie del sottosuolo. Da qui si può capire che l'emergenza non è finita e durerà ancora alcuni anni. Intanto ogni anno si spende oltre 400.000 euro per l'aspirazione, il trattamento e la depurazione delle acque. Un danno ambientale che tutti i cittadini veneti pagano da anni. Siamo entrati nei capannoni per capire meglio la situazione attuale.

 L'inquinamento provocato dalla'azienda era già conosciuto da tempo, tanto che per stessa ammissione del sindaco Valerio Lago gli studenti delle scuole medie venivano portati in prossimità degli scarichi aziendali per fare ricerche didattiche sull'acqua reflua inquinata da elementi tossici a Stroppari. Durante gli anni '70 del secolo scorso nessuno si sognava di denunciare l'inquinamento ambientale perchè la Ex Tricom/ Pm Galvanica garantiva l'occupazione a centinaia di persone. Le prime avvisaglie del disastro ambientale arriva nel 1977 da Fontaniva vicino a Cittadella in provincia di Padova: i cittadini denunciavano la presenza di cromo esavalente nell'acqua che pescavano dai loro pozzi artesiani. L'articolo pubblicato allora dal Gazzettino con il titolo già drammatico" Sorella acqua... al cromo ", ora è affisso nell'edificio che ospitava la cromatura. Il resto è storia recente. Dopo il fallimento della fabbrica l'amara sorpresa: impianti fatiscenti, scarichi diretti in falda e il sottosuolo imbevuto di cromo ha costretto le amministrazioni pubbliche ad intervenire direttamente con i primi interventi di tamponamento dell'inquinamento. L'acqua era così compromessa dalle sostanze tossiche che il comune di Fontaniva è stato costretto a realizzare un acquedotto su tutto il territorio per consentire ai residenti di utilizzare acqua pura al posto di quella prelevata privatamente dai pozzi artesiani. Ma se il cromo esavalente, dicono gli esperti, non è particolarmente pericolosa per ingestione - la sostanza chimica usata per "cromare" i manufatti di metalllo si tramuta in ambiente acido nel cromo trivalente -, è certamente cancerogena per inalazione. Secondo la denuncia del comitato di difesa della salute di Tezze e Bassano del Grappa per decenni i lavoratori hanno inalato i vapori cancerogeni delle vasche e sono venuti a contatto con diverse sostanze tossiche, in nome della produttività senza regole e del profitto. Continua la nota dei comitati: "la dichiarazione di fallimento dell’azienda nel 2003 ha protetto Il titolare Paolo Zampierin, “nullatenente”, dalla responsabilità di un eventuale risarcimento (2.250.000 euro di danni da pagare), mentre l’indulto gli ha risparmiato 2 anni e 6 mesi di reclusione cui viene condannato nel 2006 dal tribunale di Cittadella. Da anni è in corso al Tribunale di Bassano un processo sulla responsabilità penale per le morti da tumore".  "Il percorso della giustizia" ,afferma ancora il comitato "è stato continuamente ostacolato da richieste di archiviazione e perizie fuorvianti giudicate poco attendibili dallo stesso tribunale che ora ne ha ordinate di nuove. All’orizzonte si profila il rischio della prescrizione. Dal punto di vista della prevenzione gli ex lavoratori Tricom non sono stati sottoposti a sorveglianza sanitaria. Su quale giustizia dovremmo allora fare affidamento? E’ chiaro che l’accertamento della verità su quanto è successo e sta ancora accadendo non dipende certo da un tribunale e tantomeno vi è la volontà politica per imporlo". Tra i cittadini della frazione di Campagnari serpeggia il timore del diffondersi di nuove neoplasie. Il registro Tumori veneto, seppur con dati relativi fino al 2003, registra un numero di casi che rientra nella media dell' Asl 3 di Bassano del Grappa e comunque inferiore a quella veneta. Ma i comitati chiedono più controlli e una seria indagine epidemiologica. Il dottor Maurizio Sforzi, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl 3 del Bassanese, ha assicurato l'impegno di un monitoraggio specifico sui casi di tumori della zona in accordo con i medici di base di Tezze sul Brenta e il Registro Tumori del Veneto. L'amministrazione ha anche voluto tranquillizzare la popolazione sulla bontà delle acque di falda. Stefano Svegliado, presidente di Etra, la multiutiliy che si occupa anche del servizio idrico del bassanese, ha ribadito che le analisi effettuate sui pozzi del comprensoario sono risultate negative da sostanze tossiche e la profondità dei pozzi dell'acquedetto di oltre 40 metri, è più che sufficiente per garantire la salubrità delle acque. Tutto a posto quindi, forse. Il Comune di Tezze è sotto i riflettori per il cromo esavalente, ma quanto non è stato ancora accertato e quanto è ancora nascosto?. I comitati cittadini temono altre bombe ecologiche e per questo motivo rimangono sempre all'erta sperando non sia mai troppo tardi