Morti sul lavoro, la lettera
"Una strage che non ha fine". Lettera di Giorgio Langella (Federazione Sinistra) sui recenti morti sul lavoro a Capua. Riceviamo e pubblichiamo.
Poche ore fa sono caduti sul lavoro tre operai a Capua in
provincia di Caserta. Sono morti in una cisterna che stavano
bonificando. Sono 730 i morti sul lavoro dall'inizio
dell'anno, 18.252 gli invalidi. Una strage. Una guerra. Una
vera e propria emergenza che, però, non viene affrontata
con la necessaria determinazione. Ma cosa ci si può
aspettare da un governo che ritiene, per bocca del ministro
Tremonti, la legge sulla sicurezza sul lavoro un "lusso che
non possiamo permetterci"? Nulla. Poi Tremonti magari
rettifica, smentisce, dice che intendeva altro, che è
stato frainteso ... ma il concetto è chiaro. Il governo di
destra dà priorità al mercato, alla competitività,
alla produttività, al profitto. Vuole imporre di lavorare
di più a meno salario. Vuole che tutto sia precario e
instabile, lavoro, sicurezza, futuro, vita. Per questo
ostacola l'attuazione della legge sulla sicurezza sul lavoro
e ne cambia le regole favorendo i padroni. E, intanto, di
lavoro si muore.
Invece di fare proclami dalla Russia contro la magistratura,
Berlusconi capisca che la sua impunità non vale nulla di
fronte alle vite dei lavoratori. A lui va bene che in Italia
si possa morire di lavoro? È convinto che si deve cambiare
la costituzione per togliere diritti a chi lavora? È
d'accordo che il lavoro sia precario e mal pagato? E allora
resti pure in Russia dal suo amico Putin, ci liberi della
sua presenza e lasci che gli italiani onesti lavorino per
impedire che continui il massacro nei posti di lavoro.
Giorgio Langella
segr. prov. Partito dei Comunisti Italiani – Federazione
della Sinistra Vicenza
PS: La Sevel (FIAT) nello stabilimento di Chieti vuole
imporre il "contratto Pomigliano" ai lavoratori con gli
straordinari al sabato ("bizzarro" che la stessa FIAT chieda
poi la cassa integrazione in quasi tutti gli stabilimenti).
La Fiom indice uno sciopero, proprio oggi, per protestare
contro la disdetta del contratto nazionale, la mancata
regolarizzazione di 1.500 lavoratori precari e la non
corresponsione del conguaglio sul premio di risultato
annuale. La Sevel vuole impedire la protesta e annuncia che
chiederà i danni alla Fiom. Il diritto di sciopero viene
calpestato da padroni arroganti che non hanno alcun rispetto
per nessuno. In un paese democratico le istituzioni
dovrebbero censurare iniziative padronali che sono
chiaramente anticostituzionali e schierarsi dalla parte del
diritto. In Italia questo non succede più. Questo è
anche il risultato di una mancanza di solidarietà di
classe e di un crescente egoismo di cui tutti siamo
responsabili. Torniamo a lottare per i nostri diritti o
diventeremo tutti sudditi. Uniamoci ai lavoratori in lotta a
Chieti come a Melfi, come in Veneto e in ogni parte d'Italia
e lottiamo per i diritti di tutti.
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