Acqua pubblica, 81.000 firme a favore del referendum in Veneto
Continuano a lavorare a pieno ritmo i comitati referendari per l'abrogazione della legge sulla privatizzazione dell'acqua. A Breganze martedì 15 giugno si sono trovati a discutere su questo tema Oscar Mancini responsabile del dipartimento territorio e ambiente della CGIL del Veneto, Laura Puppato, capo gruppo del PD nel Consiglio regionale del Veneto e responsabile del forum Ambiente del PD e Lorenzo Altissimo, direttore del Centro Idrico di Novoledo, da cui parte l'acquedotto che fornisce in parte l'acqua potabile di Padova. Oltre 800.000 persone hanno già firmato per il referendum in Italia, 81.000 nel veneto e circa 14.000 solo nel vicentino. Persone che chiedono di abrogare la legge che consente ai privati di gestire l'acqua come un bene di consumo che crea profitto. E l’opinione pubblica si interroga, ascoltando politici ed esperti di gestione dei beni pubblici, privati e di finanza, su quello che sarà il destino di questo bene di primaria necessità a livello mondiale. Da quando, il 17 novembre 2009, con la fiducia sul cosiddetto “Decreto Ronchi”, che all’articolo 23 bis sancisce definitivamente il passaggio al settore privato della gestione dei servizi al cittadino, tra cui anche la gestione dell’ acqua, in linea con la maggior parte dei paesi europei, in Italia si sono creati 2 fronti opposti: quello dei favorevoli e quello dei contrari. Si schierano contro la privatizzazione coloro che rivendicano il diritto all’ acqua come bene pubblico a tutti gli effetti, un bene di primaria importanza, che purtroppo in molte zone povere del Mondo è ancora soltanto un miraggio. Essere contro la privatizzazione dell’ acqua, secondo alcuni, significa essere impegnati moralmente per una giusta causa, da difendere a spada tratta. Significa non permettere ai soggetti privati di speculare economicamente su questo bene che, mentre da noi rischia di diventare monopolio esclusivo di pochi, in molte parti del Mondo non è ancora bene pubblico di cui i popoli possono usufruire.
Oltre all’ aspetto morale, tra le principali paure, c’è poi quella che i privati possano gestire la “risorsa acqua” secondo il loro esclusivo interesse economico tenendo conto, in particolare, del connubio “tipo di utilizzo-prezzo”. Di parere diverso, invece, è il fronte del sì, che in merito all’ annosa situazione dei servizi pubblici che non funzionano come dovrebbero e che mal gestiscono l’importantissimo uso dell’acqua, rendendolo principale fonte di spreco, (stimata oltre il 65%), credono sia giusto affidare la gestione idrica ad imprenditori privati, sicuramente meno propensi agli sprechi in quanto, da questi, non trarrebbero alcun vantaggio economico. Non si sa veramente quale sia l’opinione della maggioranza dei cittadini, che sicuramente considerano l’acqua come bene di primaria importanza ma che ultimamente sono anche molto stufi di sentir parlare di sprechi. Sta di fatto che secondo il “Decreto Ronchi”, approvato a maggioranza, la gestione verrà affidata ai privati, salvo referendum popolare, e che non è ancora ben chiaro se la liberalizzazione avverrà in modo moderato, cioè permetterà di affidare la gestione al migliore offerente, tra soggetti compartecipati e privati, sulla base di gare, controllate dagli enti pubblici per le aziende. Se non venisse attuata questa modalità, la seconda via percorribile sarebbe, invece, quella della liberalizzazione ad ampio raggio. Il dibattito è stato organizzato dal PD locale di Breganze con la collaborazione dei comitati referendari "L' Acqua non si Vende"
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