Manifestazione di solidarietà pro palestinesi a Vicenza dopo la strage in mare
Israele è nella bufera - sul fronte internazionale, ma anche su quello interno - dopo il cruento blitz del 31 maggio 2010 contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi "Freedom- flottilla" in navigazione verso la Striscia di Gaza, costato la vita ad almeno 9 militanti, per lo più turchi. Un'azione sulla quale il Consiglio di sicurezza dell'Onu - al termine di una riunione fiume non priva di schermaglie fra Turchia e Usa - ha intimato «un'indagine rapida, imparziale, autorevole e trasparente», condannando la perdita di vite umane. Israele ha definito «ipocrita» la condanna del Consiglio di sicurezza dell'Onu alle azioni che hanno portato alla strage sulle navi degli attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza. Per il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, la dichiarazione è stata «precipitosa e non ha lasciato un tempo di riflessione sufficiente a considerare tutti i fatti». Lunedì sera 31 maggio un corteo di pacifisti ed associazioni di volontariato si sono trovati, prima davanti alla prefettura e poi in piazza dei Signori a Vicenza, per manifestare il loro disappunto contro il blitz israeliano alla flotta di "Freedom flottilla" Qui abbiamo incontrato Rami Ayoub,originario della Cisgiordania, residente in Italia da anni che ci ha raccontato la sua amarezza nell' assistere a questa ulteriore tragedia di un popolo senza futuro.
Tornando ai tragici fatti accaduti nelle acque internazionali davanti alle coste di Gaza, per il portavoce israeliano si è trattato di «un riflesso condizionato basato unicamente su certe immagini televisive e su una certa dose di ipocrisia, non sulla conoscenza dei fatti» .I sei attivisti italiani detenuti nel carcere israeliano di Bersheeva «stanno tutti bene, anche se l'unica donna tra loro, la giornalista Angela Lano, è la più provata». Lo ha riferito ai giornalisti il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi che si trova a Gerusalemme e ha parlato con il console a Tel Aviv Gloria Bellelli ,che li ha appena incontrati. Il bilancio finale di parte israeliana dà conto di 9 morti e almeno 45 feriti fra gli attivisti della 'Mavi Marmarà - la nave turca che era alla testa del convoglio di aiuti e che è stata teatro del bagno di sangue - oltre a sette militari. I reduci, dirottati ieri nel porto di Ashdod (a sud di Tel Aviv), sono stati separati fra loro, in regime di isolamento. I feriti sono piantonati negli ospedali, mentre gli altri sono stati avviati all'espulsione: 48 hanno accettato di firmare il provvedimento amministrativo per un immediato rimpatrio di autorità, mentre altri 480 si sono rifiutati di farlo per protesta e sono ora in stato d'arresto in attesa di sentenze di espulsione dei tribunali previste nel giro di circa 72 ore. Gli italiani sono sei - Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faracci, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin (di ascendenze arabe) - e risultano tutti detenuti ora a Ber Sheeva (regione del Neghev), dove soltanto oggi hanno potuto incontrare i nostri rappresentanti consolari. Da Tel Aviv, sede del dicastero della Difesa, il viceministro Matan Vilnai ha intanto avvertito che Israele non intende recedere dalle restrizioni imposte alla Striscia di Gaza fin dall'avvento al potere degli islamico-radicali di Hamas (nel 2007) e non consentirà neppure in futuro il passaggio di navi straniere cariche di aiuti o materiale. A dispetto delle critiche e delle accuse di queste ore, che non s'interrompono. Come conferma la risoluzione del Consiglio di Sicurezza (con annessa richiesta di rilascio immediato degli attivisti e di riconsegna dei cadaveri degli uccisi): imbarazzante per lo Stato ebraico, sebbene resa più sfumata nella versione finale dall'intervento americano. O ancora il coro di denunce che sale dall'Europa, oltre che dai Paesi musulmani, dai palestinesi e dagli arabo-israeliani chiamati oggi a una giornata di sciopero generale carica di tensione. Il leader iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha colto a sua volta l'occasione per addossare a Israele l'intenzione di una nuova offensiva massiccia contro la Striscia di Gaza, dove frattanto, stamane, due palestinesi sono stati uccisi in un'ennesima sparatoria di confine. La stampa israeliana, dal canto suo, non manca di mettere oggi il governo di Benyamin Netanyahu e i vertici militari sul banco degli imputati. Molti giornali, come Yediot Ahronot, si concentrano sui presunti errori tecnici del blitz. Ma sulle colonne del progressista Haaretz compaiono anche dure condanne politiche, contenute in un editoriale che chiede apertamente un ripensamento del blocco di Gaza e in numerosi commenti al vetriolo: da quello dello scrittore e attivista di sinistra Yossi Sarid, che giunge a definire «sette idioti» i membri del gabinetto di sicurezza ristretto israeliano guidato da Netanyahu; a quello del più moderato Ari Shavit, di solito filo-governativo, che questa volta non solo punta l'indice contro i due ministri-ex capi di Stato maggiore Ehud Barak e Moshe Yaalon, ma avanza persino un mezzo paragone fra la strage della 'Mavi Marmarà e lo storico episodio della nave 'Exodus', carica di profughi ebrei, respinta senza pietà dalla marina inglese nel 1947 in quello che oggi è ricordato come l'inizio della fine del mandato britannico sulla Palestina.
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