La violenza contro le donne, dalle sopraffazioni ai reati più gravi
Secondo la Dichiarazione sull’ eliminazione della violenza contro le donne, stipulata nel 1993 durante la Conferenza di Vienna sui diritti umani, la violenza contro le donne è definita come "qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata". Tale definizione include, quindi, svariate situazioni e differenti relazioni all'interno delle quali viene esercitata la violenza: le percosse, l’ abuso sessuale sulle bambine, la violenza coniugale, le mutilazioni genitali femminili legate a tradizioni culturali, la violenza legata allo sfruttamento della prostituzione, le molestie e le intimidazioni sul lavoro, il maltrattamento da parte dei partner, lo stalking, e molto altro ancora. Le stesse notizie di cronaca quotidiana ci mostrano spesso i colori di tali violenze: il rosso sangue di donne uccise dall'amore della loro vita, il bianco delle lacrime delle madri che piangono, il nero delle perdite e del lutto, del dolore. Cosa conduce a tutto ciò? Cosa porta un uomo innamorato, premuroso a diventare l'autore di tali atti? Solitamente, l'incontro tra un uomo e una donna sottende significati rilevanti, che modulano la relazione che si crea. Ognuno è portatore di valori e di modelli culturali cui ispirarsi; la libertà, che apparentemente guida la reciproca scelta, in effetti, può essere condizionata da tanti fattori, quali esperienze pregresse, bisogni impliciti. In teoria, la violenza non è compatibile con l'amore, ma i valori e i presupposti sottostanti le relazioni instaurate possono facilitarla.
Secondo Virginia Woolf, combattere è un'attività tipicamente maschile, come la caccia, la guerra, ancestralmente legate alla virilità, alla forza, all' onore, al possesso. Modelli culturali che tradizionalmente attribuiscono disuguaglianze rigide all'uomo e alla donna, o che vedono nell'universo maschile il polo dominante, appunto, alimentano l'idea che il potere e la gerarchia possano essere attribuiti in modo fisso. Il normale conflitto, quindi, in alcuni casi può trasformarsi in interazione violenta. Chi picchia cerca di recuperare il potere che sente di non avere più: l' impotenza che sente emergere lo porta ad un’esternazione di forza. La differenza in questo caso non è vista come arricchimento ma come minaccia, che conduce all’attacco; anche l’amore può percorrere la stessa strada: aver bisogno dell’altro, sentire che è importante, può innescare il meccanismo di sopraffare o di lasciarsi sopraffare, per sentirsi meno vulnerabili, per evitare di desiderare l’altro……….
L’altro non è più vissuto come soggetto, ma come nostra proprietà, come oggetto posseduto, e la forza consente di “annullare” la differenza, di controllare l’altro, che così non può renderci insicuri, impotenti. Eppure, l’ insicurezza fa parte dell’amore, e l’ altro ci arricchisce e ci fa crescere, se lo lasciamo libero e se ci consentiamo di essere liberi: liberi di scegliere, di essere fragili, di abbandonarci e di fidarci.
Dott.ssa Tiranno Letizia
Psicologa-PsicoterapeutaLe ultime Videonotizie
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