Quella spia di una stampante, tracce nascoste della privacy
Gli spioni si annidano dovunque, ma chi poteva immaginare che la stampante fosse una " gola profonda " della nostra privacy? Ebbene lo sono per davvero o almeno le più sofisticate. Il progresso tecnologico ha reso più " intelligenti " le stampanti e i loro cugini -fotocopiatori e scanner - trasformandole in evoluti dispositivi elettronici dotati di memorie con la possibilità di scambiare dati con la rete. Già da qualche anno, infatti, molte cosidette "macchine da ufficio" sono in grado perfettamente in agire di nascosto più o meno in buona fede compiendo a nostra insaputa delle azioni autonome, alcune delle quali possono quantomeno crearci dei rischi se non addirittura ritorcersi contro. I microprocessori interni delle periferiche di stampa possono avere specifiche funzionalità di "sicurezza" magari imposte più o meno riservatamente da qualche governo o organismo sovranazionale, le quali vengono introdotte al fine di inserire nei dispositivi veri e propri meccanismi di controllo del comportamento degli utenti.

Il pattern di punti gialli stampato da alcune stampanti al laser professionali è normalmente invisibile ad occhio nudo.
Qui è stato reso visibile mediante illuminazione in luce blu e ingrandimento al microscopio di dieci volte (Fonte: EFF)
Lo stesso pattern della figura precedente, evidenziato artificalmente.
La griglia di 15x8 punti codifica data ed ora della stampa nonché numero di matricola della stampante,
e comprende anche dei codici di controllo della parità. (Fonte: EFF)
Rimangono invece ancora oscure le codifiche utilizzate da molte altri grandi produttori le cui stampanti applicano sistematicamente la marcatura “a punti gialli”. Secondo le tesi più accreditate, l'introduzione di questa marcatura deriverebbe da una precisa richiesta fatta ai costruttori di stampanti negli anni '90 dal governo americano, su pressione dei servizi segreti, ufficialmente per facilitare il contrasto alla falsificazione della carta moneta. È chiaro tuttavia che, in mancanza di una specifica normativa che ne regoli l'utilizzo, questa tecnica può essere impiegata anche per scopi meno nobili quali la persecuzione dei dissidenti politici o lo spionaggio industriale. In effetti nel 2008 la Commissione Europea, per bocca dell'italiano Franco Frattini, ha espresso formalmente le proprie preoccupazioni sul fatto che questa tecnica potesse prestarsi a violazioni della privacy e di altri diritti civili dei cittadini. Ad oggi tuttavia nessuno ha fatto nulla per normare la situazione: e così quasi tutte le nostre laser a colori continuano allegramente a marcare i fogli da esse stampati con i propri dati identificativi, con buona pace della privacy di tutti noi.
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