19 Dic 2010
 Matteo Fato, 31 anni, riflettendo sull’architettura interna dell’edificio e sulla negazione della decorazione in pittura, compone uno studio sui materiali riferito ai limiti del linguaggio, basato su ispirazioni date dallo studio di Ludwig Wittgenstein e, con una pratica combinatoria di permutazioni e disposizioni, imposta un percorso di essenzializzazione del visibile per ottenere un dominio sull’ordinamento delle varianti, tra video, sculture, libri d’artista e installazioni. La trentaseienne Maria Elisabetta Novello, invece, insegue effetti di luci e ombre creando pattern evanescenti, produce “immagini a livello di grigio” che compongono un immaginario di simulacri misteriosi e museali, sospesi in un senso di sacrale silenziosità. I suoi Paesaggi, in cui variazioni di colore date dalla cenere simulano finestre sospese, vedute imperscrutabili, che guardano su orizzonti ignoti, mentre l’opera centrale, collocata nella struttura lignea che richiama il volume della stessa chiesa, è il tappeto di ceneri “11687 grammi circa”, formata da centinaia di bustine di plastica che contengono ceneri ottenute da essenze vegetali diverse, la cui edizione del 2007 è stata premiata a villa Manin di Passariano (Udine). Il titolo della mostra è ispirato dall’omonimo volume di Ernst H. Gombrich dedicato allo “studio sulla psicologia dell’arte decorativa” (1979).

L’esposizione rimarrà aperta fino al 30 gennaio nei seguenti giorni della settimana e con questi orari: giovedì e venerdì dalle 16 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10 alle12.30 e dalle 16 alle 19.30. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio.

 

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