28 Giu 2010

A pochi passi dalle più famose grotte di Baredine, tutelata in quanto monumento naturale geomorfologico, in cui si può scendere in profondità per 132 metri, ricca  di laghi sotterranei la cui profondità a volte raggiunge persino i trenta metri; tra uliveti e vigne si possono ammirare le curiosità, spesso scomparse nelle soffitte, del lavoro agricolo. Tra gli oggetti della collezione spiccano in modo particolare il vecchio trattore «Fordson» modello F del 1923, un piccolo motore Diesel «Satima» (testa calda) del 1934 prodotto a Trieste che veniva utilizzato per l’attivazione del mulino in un villaggio fino all’arrivo dell’elettricità, una trebbiatrice per il grano perfettamente funzionante (datata intorno al 1930), e un carro che era tirato da asini (del 1910), alcuni tra i quali erano utilizzati fino a poco tempo fa per lavorare i campi della zona. Fa bella mostra di sè anche un trattore Porsche verde quando la famosa casa di automobili tedesca costruiva anche mancchine agricole. E poi botti su carro. All’interno di un nuovo edificio scavato in parte nella roccia calcarea, tipica dell’Istria, è stato costruito un modello di casone “doppio” in pietra, a ricordo delle umili abitazioni di campagna usate soprattutto d’estate per poter rimanere a lavorare nei campi. Tutto attorno alle pareti si snodano gli attrezzi usati per coltivare la vigna, o gli ulivi, tipici prodotti dell’agricoltura mediterranea. Un piccolo tuffo nel passato, tra oggetti desueti, spesso poveri. Un mondo che non esiste pressochè più in Europa, come anche nei balcani, ormai diventato industria agroalimentare con le tecnologie che hanno cambiato per sempre il lento ritmo della vita rurale.
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