01 Mag 2010

Lo stesso procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aveva sottolineato quanto si sia estesa: “La criminalità organizzata è ormai una realtà anche al Nord. E’ nelle regioni più ricche che cerca la maggiore redditività ai suoi investimenti”. Il clan palermitano di Salvatore Lo Piccolo aveva proprio questa strategia per “pulire” il denaro del suo clan. Puntava a investimenti nel Veneto, compreso Treviso come questo esempio di cronaca : su ordine del Tribunale di Palermo, il 21 aprile 2010, i carabinieri di Castelfranco hanno messo i sigilli ad un appartamento a Cavasagra di proprietà di Francesco Ferrante, sessantaduenne imprenditore ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Salvatore Lo Piccolo considerato l’erede di Bernardo Provenzano e arrestato nel 2007 dopo 25 anni di latitanza. Lo stesso boss già emerso su altri investimenti della Piovra nel Veneto. Questa volta si tratta di una multiproprietà che si trova all’interno del residence “Le Barchesse” a fianco di villa Corner.  Si aggirano comunque sui 6 milioni di euro i beni sequestrati complessivamente di proprietà di Ferrante che, prima di venir arrestato il 1 dicembre 2007, aveva esteso i suoi affari fino a Treviso. Le indagini dei carabinieri stanno ora cercando di scoprire la rete di collusioni in sede locale che aveva permesso all’uomo di Cosa Nostra di acquistare quell’immobile prestigioso all’interno del residence a Cavasagra. Potrebbero essere anche società che, pur sapendo per conto di chi investivano quel denaro, hanno ugualmente deciso di condurre l’affare. ( fonte: Associazione Saveria Antochia Omicron Onlus )

I Giovani democratici di Vicenza assieme alla Rete degli Studenti di Vicenza hanno organizzato, venerdì 23 aprile 2010 scorso,una conferenza sulla mafia dal titolo “Le mafie esistono ( anche al Nord )” . Al Convegno che si è tenuto nella Sala d’ Onore del centro Opere Sociali, hanno partecipato almeno 500 giovani e meno giovani   Relatori sono due persone che conoscono profondamente il significato delle criminalità organizzate. Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe ( Peppino ) ucciso dalla mafia di Cinisi con una bomba di tritolo nel 1978 e don Luigi Merola, che da scugnizzo napoletano diventa sacerdote e come parroco del quartiere Forcella di Napoli, nel degrado sociale più cupo, si rimbocca le maniche e comincia a lottare contro la Camorra, semplicemente, togliendo la manovalanza giovanile alle bande camorristiche dando quindi ai giovani una speranza di vita diversa da quella criminale.

Giuseppe -Peppino- Impastato.  C’erano solo 100 passi da fare dalla abitazione di Peppino e il capomafia Gaetano Badalamenti di Cinisi: Era nato in una famiglia mafiosa, Conosce il codice mafioso, suo zio Cesare Manzella era un noto capomafia ucciso con il tritolo esploso nella sua Giulietta nel 1963 Ancora ragazzo, rompe con il padre Luigi, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino “L’Idea socialista” e aderisce al Psiup.  Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti ecc.); nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Non farà a tempo a vedere i risultati delle elezioni comunale tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, verrà assassinato con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli arriveranno gli onori postumi venendo eletto consigliere comunale di Cinisi. Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria. Il Boss Gaetano Badalamenti intanto viene condannato per traffico di droga a 45 anni di carcere dalla Corte di New York. Ma per la famiglia Impastato e per Peppino, la giustizia italiana arriverà molto più tardi. Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti. fonte: CDS Centro Siciliano di Documentazione ” Giuseppe Impastato”

Don Luigi Merola Don Luigi Merola sceglie la vita sacerdotale nel 1997. Il 1 ottobre 2000 diventa parroco di San Giorgio, parrocchia del quartiere napoletano di Forcella, dove vi resta per sette anni, fino al 24 giugno del 2007, giorno in cui celebra la sua ultima messa. In questi anni si è impegnato per sottrarre il quartiere al degrado. Nella città, in via Piazzolla al Trivio, quartiere Arenaccia, ha sede tuttora la fondazione “’A voce d’e creature“, voluta da don Merola per i ragazzi a rischio e in particolare per quelli che si sono allontanati dalla scuola. La frequentano in ottanta, tra i sei e i quindici anni, altri quaranta sono nella sezione distaccata tra Pompei e Castellammare; fanno lezioni di recupero, partecipano ai laboratori musicali e teatrali, seguono corsi di formazione e lavoro. Nel 2003, inoltre, don Luigi ha fatto smantellare tutte le telecamere nel paese che erano state messe dai clan della camorra e ha consegnato al questore una videocassetta per documentare lo spaccio di droga nel quartiere. Questi sono solo alcuni degli atti che hanno dato inizio al calvario di don Luigi. Infatti, sempre nello stesso anno, viene intercettata la frase di un camorrista: “Lo ammazzerò sull’altare”. E’ proprio tale frase che segna l’inizio della vita blindata del parroco. Nel 2004 infatti gli viene assegnata la scorta che don Luigi Merola ama definire “i miei angeli terreni”. Ha descritto la situazione in un libro, Forcella tra inclusione ed esclusione Il suo periodo di permanenza a Forcella è stato segnato dal tragico evento dell’uccisione, avvenuta il 27 marzo 2004, di una ragazza di 14 anni, Annalisa Durante, trovatasi per caso a passare nel luogo dove era in atto un agguato camorristico e raggiunta dai colpi. Ignorando gli inviti a mantenere un profilo basso, don Merola nell’omelia del funerale ha attaccato duramente la camorra. Successivamente è stata aperta una scuola che tuttora porta il nome di questa ragazza. Pur se fatto oggetto di minacce e costretto a vivere sotto scorta, don Merola ha proseguito il suo impegno per sensibilizzare i suoi parrocchiani contro la criminalità organizzata. Nel 2007 lascia il posto “in trincea” per trasferire il suo impegno a Roma con il ministero dell’Istruzione, che gli assegna un incarico di studio per la promozione della legalità nelle scuole. La soddisfazione più grande arriva il 23 marzo 2010, la nomina a consulente per la commissione parlamentare antimafia. Per questo è stato definito “parroco anticamorra” , definizione che ama attribuirsi. ” La mia nomina” -ha commentato don Merola – è un riconoscimento al lavoro svolto in questi anni a favore della legalità in tantissime scuole della nostra penisola. Il mio impegno prioritario- continua il sacerdote – resta quello della lotta alla criminalità organizzata e al ripristino della legalità nella città di Napoli. La “missione” nelle classi italiane non dovrebbe essere rinnovata alla sua scadenza prevista per giugno 2010. Tuttavia don Luigi non è dispiaciuto e ha rivelato che il suo sogno sarebbe quello di tornare nella sua città come parroco, perché “il compito di un sacerdote è lavorare tra la gente”. fonte: wikipedia

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