Riscossioni Equitalia. Il consigliere provinciale del PD Quero scrive ai parlamentari vicentini di cambiare la norma
Una lettera aperta rivolta ai parlamentari vicentini e veneti, affinché promuovano una modifica delle norme sulla riscossione dei debiti fiscali adottata dal Governo. L'ha presentata oggi in una conferenza stampa presso la sede della Provincia di Vicenza il consigliere del Pd Matteo Quero. «Lo Stato ha commesso un grave errore politico e sembra tentato, con il condono, di farne anche un altro. Se la buona politica c'è ancora "batta un colpo". Il nuovo regime di riscossione intende ridurre i tempi della riscossione da parte del Fisco mettendo sullo stesso piano evasori totali, debitori cronici e i contribuenti che soffrono un problema di liquidità.
Questo significa che i 13 miliardi chiesti da Tremonti al direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, li pagheranno "i soliti noti": artigiani, piccoli imprenditori, partite Iva e comuni cittadini che sono in ritardo coi pagamenti, troppo spesso grazie ad una pubblica amministrazione locale paralizzata dal patto di stabilità e ad una giustizia civile che rende impossibile riscuotere un credito tra privati». «Io sono uno di loro, un piccolo imprenditore, per questo lancio questo appello. Cosa posso fare per cambiare le cose? Appellarmi ai parlamentari vicentini e veneti. A loro chiedo uno scatto d'orgoglio, un segnale di attenzione per il territorio, per dimostrare che i cittadini possono ancora fidarsi di loro. La crisi economica si fa sentire - conclude Quero - e la fine del tunnel sembra ancora lontana: ai nostri parlamentari tutti chiedo di sottoscrivere questo mio appello e di promuovere una correzione alla norma».
Di seguito la lettera aperta di Matteo Quero ai parlamentari vicentini:
Ai signori parlamentari della provincia di Vicenza
LETTERA APERTA
"L'ACCERTAMENTO ESECUTIVO", UNO STRUMENTO DI INIQUITÀ SOCIALE"
Onorevoli signori,
La manovra correttiva di bilancio approvata a Luglio ha introdotto una rivoluzione copernicana nel sistema nazionale delle riscossioni, accorpando i due momenti dell'accertamento e della esecuzione in un unico atto, "l'accertamento esecutivo".
La crisi economica che attraversa il nostro paese è sotto gli occhi di tutti: la crescita del debito pubblico rischia di mettere in forse la capacità dello Stato di far fronte ai propri debiti mentre la pressione fiscale è risalita dai tempi dell'Eurotassa a livelli che sfiorano il 46%.
In tempi di crisi, uno Stato che giustamente pretende fedeltà fiscale dai suoi cittadini, dovrebbe applicare verso i cittadini un'analoga lealtà: chiarezza delle norme, semplicità dei doveri richiesti, qualità dei servizi offerti, puntualità dei pagamenti.
La previsione della manovra finanziaria mette invece sullo stesso piano gli evasori totali, i debitori cronici e quei contribuenti che semplicemente stanno soffrendo problemi di liquidità.
La grande evasione rimane quasi sempre indifferente alle cinghie degli esattori per due ragioni: da un lato, come purtroppo ci hanno mostrato recenti fatti di cronaca locale, elude il fisco mantenendo oltre confine liquidità e patrimonio; dall'altro lato le persone "sconosciute al fisco" - il dramma di un numero che rimane imprecisato nel nostro paese - potranno ancora permettersi di dormire sonni tranquilli, nonostante Equitalia.
Il popolo delle "cartelle Equitalia" è fatto di artigiani, piccoli imprenditori e partite IVA, già piegati dalla crisi, di fronte ai quali non si fa nulla per accelerare i tempi dei pagamenti da parte di una pubblica amministrazione paralizzata, a livello locale, da un patto di stabilità assurdo, né per semplificare una giustizia civile che rende quasi impossibile riscuotere un pagamento tra privati.
La qualità di una scelta politica si può misurare dalla capacità di leggere la società e il momento storico, secondo quanto recita l'adagio "la cosa giusta al momento giusto". La sensazione è che questa scelta del Governo non tenga invece in alcun conto la situazione reale del paese, come hanno notato anche alcuni esponenti vicentini del centrodestra.
Rileggendo la norma alla luce di queste considerazioni, converrete che è stato commesso un grave errore politico, inaccettabile, perché lo Stato ha scelto di applicare il criterio dei "due pesi e due misure", pretendendo la fedeltà fiscale del cittadino quando quello stesso cittadino potrebbe aspettare da mesi un pagamento dall'ente locale.
Lo Stato avrebbe dovuto dare il buon esempio ma non l'ha fatto.
Per questo mi rivolgo a Voi, chiamati a rappresentare il nostro territorio presso lo Stato, chiedendo di farvi portavoce in modo unitario di queste riflessioni e delle necessarie correzioni normative presso il Governo.
Matteo Quero
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