A Vicenza i profughi al lavoro, ma gratuitamente
I profughi ospiti a Vicenza diventano volontari per il Comune. Pulire le scritte sui muri dei palazzi comunali, piccole manutenzioni delle aree verdi della città e delle piste ciclabili, riordino di scuole e cimiteri, consegna di documentazione tra gli uffici pubblici e mediazione linguistica agli sportelli comunali. Sono solo alcuni esempi di attività che il Comune di Vicenza e Aim stanno studiando per affidarle poi ai 40 profughi del Nord Africa che dal 18 maggio scorso sono ospitati in città. "Rispetto anche alle ultime disposizioni arrivate oggi dalla prefettura – sottolinea l'assessore alla famiglia e alla pace, Giovanni Giuliari - stiamo parlando di percorsi che avviano ad un'attività lavorativa, in quanto lo stato giuridico di queste persone a tutt'oggi non consente di assumerli con contratto di lavoro o con stage formativi. Tutto quello che verrà fatto dal Comune e da Aim rientra quindi nell'ambito di servizi di volontariato che hanno lo scopo di valorizzare le competenze dei profughi e di ricambiare alla città l'accoglienza offerta nei loro confronti".
"È un percorso che va fatto con molta prudenza – aggiunge l'assessore - perché non è scontato che queste persone rimangano in Italia: su di loro pende sempre infatti la possibilità che vengano rimandati al loro Paese".
"Si tratta comunque di percorsi di formazione al lavoro, e non di lavoro – ribadisce Giuliari -, percorsi che comunque il Comune di Vicenza è stato il primo ad avviare. Basti pensare all'organizzazione delle giornate dei profughi cui abbiam pensato fin da subito con corsi di lingua, di educazione stradale e di informazione sulle abitudini, sugli usi e sul funzionamento dei principali servizi della città. Proprio l'attività formativa è stata la condizione che noi stessi abbiamo posto alla prefettura quando ci siamo resi disponibili ad accogliere i profughi. E oggi abbiamo la conferma della bontà del nostro progetto, tanto che è stato seguito da altri Comuni ed è stato avvallato dal Ministero". "Sono stati gli stessi profughi africani a manifestare la volontà di svolgere attività volontarie a beneficio della comunità che li ospita – continua l'assessore -. Abbiamo allora pensato di offrire loro la possibilità di rendersi utili per migliorare il decoro della città o per accrescere la funzionalità e la fruibilità dei servizi, con benefici facilmente misurabili. È un modello di integrazione e immigrazione – aggiunge Giuliari - che abbiamo già sperimentato in seguito all'alluvione del novembre scorso, quando l'apporto dei volontari stranieri fu assai importante per ripulire in tempi rapidi la città dal fango".
Per i profughi-volontari non è previsto alcun riconoscimento economico, ma verrà loro garantita una formazione di base e l'attestazione formale delle attività prestate, che si articoleranno in sezioni di 4 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Saranno supportati da personale comunale e di Aim per l'esecuzione in sicurezza delle attività e nel rispetto della normativa. Si tratterà comunque di mansioni molto semplici, che non prevedono l'utilizzo di attrezzature complesse o che necessitano di una formazione professionale articolata.
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