Treccine in spiaggia, multe da capogiro per tre donne senegalesi del Vicentino
Impegnate a fare treccine ai turisti nelle spiagge venete, tre ragazze senegalesi dell'Ovest Vicentino, ambulanti per necessità per portare a casa qualche euro, si sono viste multare dai vigili delle località balneari: rispettivamente di mille, mille e millecinquecento euro. Ed ora, disoccupate, non sanno più come pagare. “Queste cose non possono succedere, nessuna di noi vorrebbe alzarsi al mattino presto per lasciare marito e figli e andare in pullman al mare per far treccine, lo facciamo solo perché disoccupate. Vorremmo un aiuto concreto dalle istituzioni per trovare lavoro” dichiara Aminata Cole Diallo, presidente della commissione femminile dell'associazione berica “Diappo”, che riunisce l'etnia senegalese. Aminata e i rappresentanti della sua comunità ne parleranno il 15 maggio a Valdagno alla Cittadella Sociale in occasione della “Giornata Culturale Senegalese".
La festa alla Cittadella Sociale (viale Regina Margherita, 42) inizierà alle ore 10 con l'esposizione di oggetti artistici creati dalle mani di artigiani del Senegal, e proseguirà con una conferenza-dibattito sul tema del lavoro femminile e dell'inserimento dei bambini stranieri nelle scuole. Presiederà il sindaco di Valdagno, Alberto Neri, e parteciperanno anche Gilbert Abasimi, sindacalista Uil alla guida del dipartimento nazionale del sindacato sull'immigrazione, Modou Dioup dell'associazione “Cittadinanza Attiva” di Treviso, il mediatore culturale Mame Jacques Faye, un docente delle scuole elementari valdagnesi e i rappresentanti senegalesi del Vicentino. Ma non finisce qui: per le 13 è infatti in programma un pranzo con la degustazione di piatti e specialità tipiche del Senegal, a partire dal riso con pesce e verdure, e bibite tradizionali senegalesi come il Carcadè. Dalle ore 15 alle 16.30 l'etnia Djola (sud del Senegal) farà uno spettacolo incentrato sulla propria cultura, dalle 16.30 alle 17.30 ci sarà una sfilata di moda di abiti caratteristici senegalesi. Si proseguirà quindi a ritmo dei tamburi e delle melodie che accompagneranno le danze tipiche di questo popolo africano.
“Organizziamo questa giornata di festa per ritrovarci e per far conoscere agli italiani la nostra cultura – spiega Cole Diallo – per la nostra comunità, nella provincia di Vicenza alcune migliaia di persone, in questo momento la situazione è drammatica a causa della disoccupazione femminile”. Le donne senegalesi, in patria, hanno un grande ruolo sociale: quasi tutte sono istruite, lavorano e danno un contributo essenziale alle famiglie. “Qui, oggi, meno di una su dieci ha un'occupazione. Tutte sono iscritte alle varie agenzie, ma per loro il lavoro non si trova – continua la presidente della commissione femminile dell'associazione Diappo – qualche tempo fa avevamo incontrato le istituzioni provinciali per parlare di questo, ad oggi non si è mosso nulla. Un grande problema è la lingua, noi siamo diplomate e istruite ma la non perfetta conoscenza dell'italiano è un ostacolo notevole. Molte città dell'Ovest Vicentino, da Chiampo a Valdagno, fanno dei corsi, noi vorremmo che ce ne fossero di più. Anche per i bambini, che spesso vengono messi in classi inferiori rispetto alla loro età per il solo problema della lingua”. L'associazione propone ai Comuni dell'area di far partecipare anche propri rappresentanti ai corsi di italiano pomeridiani per bambini, ad oggi tenuti da volontari italiani, in modo da favorire l'apprendimento. Aminata e le altre donne dell'associazione sottolineano quanto grande sia il problema della mancanza di lavoro citando tre casi concreti. “Io sono andata al mare per due anni a fare le treccine, non perché volessi farlo ma per non restare a casa senza fare niente. Prendi il pullman alle 6 di mattina, lasci il marito e i bambini a casa – ricorda Khady Sène, che nella “Diappo” copre il ruolo di vice tesoriere – la scorsa stagione ci sono state tre ragazze della nostra comunità fermate dai vigili e multate, in una località balneare. Ora non sanno cosa fare, non possono permettersi di pagare quelle cifre. Ecco, queste cose sono un'enormità per persone che sognano di lavorare e che fanno certe cose solo per non restare con le mani in mano”.
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