La mafia in Veneto: scoperta organizzazione specializzata nell'estorsione di imprenditori
Un'organizzazione mafiosa collegata al clan camorristico dei “Casalesi” è stata sgominata dai carabinieri di Vicenza e dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Padova. Dalle prime ore di oggi (14 aprile 2011) sono stati emessi 29 provvedimenti restrittivi in Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania e Puglia. L'operazione è l'epilogo delle indagini avviate nei confronti degli indagati accusati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, esercizio abusivo dell'attività di intermediazione finanziaria, in danno di centinaia di imprenditori.
Nell’ambito dell’inchiesta i carabinieri hanno accertato che oltre cento società sono state estorte, hanno anche ricostruito due episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione, verificato 61 episodi di usura aggravata, 17 episodi di estorsione aggravata, il forzato trasferimento di intere quote societarie dalle vittime ai loro aguzzini e il diffuso ricorso a illecite operazioni di attività di intermediazione finanziaria.
L’attività criminosa, aiutata dai problemi legati alla crisi economica, si sarebbe concentrata su imprenditori in difficoltà finanziaria, utilizzando come copertura lo schermo legale di una società di recupero crediti (Aspide) con sede principale a Padova. L’organizzazione, armata, gerarchicamente strutturata con distinzione di ruoli operativi, e diretta da Mario Crisci, detto "il dottore" avrebbe erogato crediti a tassi fortemente usurari (fino al 180% annuo) alle vittime, costringendole a cedere le proprie attività o, talvolta, a procacciare per la struttura criminale nuovi «clienti» nel tentativo di arginare il proprio debito. Di fronte ai ritardi nel pagamento sarebbero scattati i pestaggi.
Il denaro sarebbe arrivato nelle «casse» del gruppo tramite il sistema della carte poste-pay (ricaricate dalle elargizioni delle vittime) in dotazione ai sodali e sarebbe servito, inoltre, a distribuire fra di essi i compensi dell’attività criminale. Parte dei proventi, infine, sarebbe andata a soddisfare le necessità economiche di detenuti affiliati alla camorra e dei loro familiari.
L’attività investigativa, sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione e pedinamento, e con l’ausilio di sofisticati accertamenti tecnici del Ris dei carabinieri di Parma e della Dia di Roma, ha consentito il sequestro di una copiosa documentazione di rilevante interesse probatorio detenuta dall’organizzazione (assegni, cambiali e cessioni di credito aziendali degli usurati per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro), oltre ad armi e munizionamento da guerra.
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