"Mai così alta da 40 anni". La falda freatica sale e allaga una pista ciclabile e le discariche di Montecchio Precalcino

 pista ciclabile in cava sommersaDoveva essere una percorso ciclabile per fare sport in bicicletta, si è trasformata invece in una piscina dove tuttalpiù lo sport diventa fluviale. E' quello che appare oggi a Montecchio Precalcino in via Cadevagnona l'interno dell'impianto sportivo della ex sito di escavazione F.lli Martini che doveva essere la risposta della ditta privata per il ripristino della enorme cava dismessa. Consegnata da poche settimane all'amministrazione comunale dalla impresa costruttrice, -doveva essere inaugurata ufficialmente a breve-, la pista ciclo-pedonale, completa di illuminazione pubblica, rete fognaria e un manto asfaltato con tanto di segnaletica orizzontale, si trova da Novembre sommersa con almeno due metri d'acqua.

La causa.

 La falda sotterranea si è alzata fino a raggiungere livelli che non vi registravano da 40 anni, arrivando così ad affiorare sul fondo delle cave di Via Cadevadogna profonde almeno 31 metri.  Il dato fornito dal Centro idrico di Novoledo riporta la quota di falda freatica a -56 metri sul livello del mare; picco che si sta mantenendo così da mesi e che riporta l'acqua alla media degli anni '70. Gli esperti osservano che il fenomeno rimarrà stabile per molto tempo dipendente com'è dalle piogge cadute abbondanti, in maniera quasi ininterrotta, dalla fine dell'estate scorsa. La diminuzione costante dell'acqua sotterranea degli anni scorsi aveva convinto molti costruttori a edificare anche al di sotto dei livelli di campagna. La saggezza popolare avrebbe suggerito la possibilità di inversioni di tendenza ed è quello che sta accadendo. Pure gli stabilimenti realizzati sul fondo della cava di Via Cadevagnona ( secondo una interpretazione del recupero di cava che si manifesta come molto discutibile e problematica ) sono sommersi da quasi due metri d'acqua impianti di trattamento ghiaie in cava sommersi-praticamente arriva alle finestre- provocando danni che saranno certamente ingenti.

La scelta, dicono Elisabetta Fortuna e Gabriele Dal Zotto, firmatari dell'interpellanza “condizione e prospettive del circuito ciclistico e la sistemazione ambientale delle cave di Via Cadevagnona”, presentata in Comune, ha sottovalutato la fragilità ambientale del sito e la variante urbanistica del 2007 non ha preso sufficientemente in esame la natura del luogo, senza cercare soluzioni di rinaturalizzazione più in linea con l’attuale normativa. Il gruppo consigliare di minoranza “Attivamente“ ora chiede al Sindaco di fare una valutazione economica e tecnica dei danni s ubiti dall'infrastruttura e di ridiscutere il suo possibile recupero funzionale. La Lista civica di opposizione chiede anche al Primo cittadino, Imerio Borriero, se la falda d'acqua che lambisce anche il vicino impianto di lavorazione ghiaie di proprietà, sempre, della ditta F.lli Martini, sia al riparo da fonti di contaminazione. Ma gli interrogativi e le preoccupazioni riguardano anche una tematica più ampia. Negli ultimi 15 anni sono state realizzate almeno tre grandi discariche di rifiuti industriali in altrettante cave di ghiaia dismesse . La garanzia data dalla Regione e dai costruttori era che “mai la falda acquifera sarebbe salita oltre i livelli record di fine anni ’70 “. Gli impianti sono stati tarati su questa tranquillizzante presunzione.  Per il principio della precauzione, il gruppo di Opposizione “Attivamente” ha chiesto all'ufficio competente dell'Arpa Veneto di fare un indagine conoscitiva per capire se ci possono essere rischi di contaminazione nell'acqua sotterranea per la parte che sta lambendo i fondi e le pareti delle discariche. La falda in questi giorni affiora già ai piedi della discarica Corsea in Comune di Sarcedo utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti industriali misti assimilabili agli urbani. “Attivamente” ricorda che il territorio di Montecchio Precalcino insiste su quello che è considerato il lago sotterraneo più grande d'Europa, da cui, ad appena due chilometri a sud, lungo la più profonda linea di falda, pesca l' acquedotto di Novoledo a Villaverla che alimenta la città di Padova e alcuni paesi del suo hinterland. I controlli quotidiani di potabilizzazione dell'acqua, gestiti direttamente dall'acquedotto, garantiscono in maniera assoluta la qualità del liquido immesso in rete e quindi siamo tutti tranquilli. Una cosa tuttavia dovrebbe essere certificata. Non era sostenibile il concetto ( ed ora nemmeno più l’operatività) di un recupero delle cave diverso da condizioni di attenta rinaturalizzazione. Nessuno è in grado di dare garanzie sulle ripercussioni degli eventi naturali in un territorio come quello veneto e alto vicentino in particolare così profondamente ferito . La natura non compie salti, dicevano i latini e l’uomo ha già preteso troppo..