Malati di gioco d'azzardo, a Vicenza una cooperativa sociale che li cura
Quando il gioco d'azzardo diventa malattia. Alla Cooperativa sociale "Nuova Vita" di Vicenza è stato avviato da anni un piano di recupero clinico: ogni giorno, tre nuovi vicentini si rivolgono al servizio dichiarando di avere problemi di dipendenza dal gioco. La patologia è in crescita. La Regione Veneto ha stanziato per la prima volta un finanziamento per arginare il fenomeno

“Play Out – Life In” è il nome del progetto dalla cooperativa “Nuova Vita” di Vicenza e promosso dal Dipartimento Dipendenze dell’Ulss 6 che si propone di sostenere clinicamente quei soggetti affetti da problemi di dipendenza dal gioco. A fronte dell’incidenza sociale assunta dal fenomeno, la Regione Veneto ha stanziato, per la prima volta quest’anno, un finanziamento a favore dell’iniziativa, nell’ambito del fondo per la lotta alla droga per il 2010. Il gruppo di lavoro dedicato al piano di recupero clinico si è costituito nel 2002, ed è formato da quattro psicologi, di cui è responsabile il dott. Alessandro Pilan.
«Si tratta di una problematica conclamata per il panorama nazionale quanto per quello provinciale», spiega Emanuele Goldin, uno degli psicologi del progetto, «Negli ultimi sette anni, a Vicenza abbiamo avuto in cura ben 75 giocatori e offerto quasi 250 consulenze. La tendenza del fenomeno è in crescita; riceviamo infatti circa tre o quattro chiamate alla settimana di persone che si rivolgono a noi in cerca di aiuto. Queste vengono valutate con attenzione prima singolarmente e solo successivamente, si procede al loro eventuale inserimento nel gruppo. Al momento abbiamo in terapia due gruppi, ognuno di venti soggetti, che possono contare costantemente sul supporto di psicologi e psicoterapeuti e, nel caso in cui siano necessari interventi farmacologici, anche su quello di uno psichiatra. L’assistenza viene offerta non solo al diretto interessato, ma anche alla famiglia, per una durata in genere di un paio d’anni».
«La dipendenza dal gioco d’azzardo ha dei punti in comune con quella dalle sostanze: si tratta di un fenomeno subdolo, perché si innesta progressivamente in modo inizialmente quasi impercettibile, e provoca danni e sofferenze ai soggetti interessati ed alle loro famiglie di due tipi: di tipo economico e, sempre più spesso, anche alla sfera degli affetti, dell’autostima e della stima reciproca fra le persone», spiega Patrizia Balbo, presidente della storica cooperativa sociale vicentina e vicepresidente di Confcooperative Vicenza.
L'accesso al servizio è possibile attraverso un contatto telefonico con la cooperativa (tel. 0444/505925) o direttamente con il dottor Alessandro Pilan (cell. 335/6010423), cui seguono dei colloqui di valutazione clinica del caso. I pazienti sono seguiti sia singolarmente, tramite appuntamenti individuali, che con terapia di gruppo: la cura consiste in un percorso articolato in fasi, che parte dal rinforzo della motivazione e dell'acquisizione della consapevolezza della propria malattia, fino a favorire il cambiamento del proprio stile di vita. Gli incontri si svolgono nell’ambito della struttura Ambulatorio della comunità vicentina, in viale Fiume, un luogo che la cooperativa ha voluto distante e staccato dal nucleo storico della propria attività di recupero dei tossicodipendenti, proprio perché fosse aperto alle nuove esigenze del tessuto sociale della città e delle famiglie, con servizi di counseling psicologico e supporto alle situazioni di disagio, diverse, fortunatamente, dalla dipendenza dalle sostanze.
«Naturalmente non è possibile generalizzare», prosegue la signora Balbo, «perché ogni utente fa storia a sé, tuttavia il rischio maggiore è forse quello dell’esclusione delle persone con questo tipo di problema da percorsi di sostegno e riabilitativi. Per questo motivo è molto importante l’annuncio odierno che la “Nuova Vita” può fare, dell’intervento anche economico della Regione del Veneto: si dimostra che la nostra società non sottovaluta il fenomeno, che il “pubblico” è presente ed è sensibile al disagio dei suoi cittadini ed infine che gli interventi delle cooperative sociali rappresentano un modello che va ad integrarsi con quello della Sanità pubblica, aumentandone la penetrazione nel tessuto sociale e sul territorio e contribuendone all’efficienza».
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