Deir Mar Musa: un monastero cristiano in Siria. La storia di un incontro fra culture, raccontata sabato sera a Schio

Sabato 20 febbraio, alle ore 17.30, il Teatro Cinema Salesiani in via Marconi a Schio ospiterà l’incontro “Un ponte di pace tra Islam e Cristianesimo” con padre Paolo Dall'Oglio, priore del monastero di Deir Mar Musa in Siria. L’incontro è organizzato dall’Associazione Giustizia e Pace, Associazione Per la Pace  e Comune di Schio. L’incontro vuole proporre un momento di riflessione in sintonia con l'impegno da sempre presente in città per la valorizzazione del dialogo e dell'incontro tra culture diverse.
Deir Mar Musa è una comunità monastica immersa nel deserto sorta nel monastero ristrutturato di San Mosè l’Abissino, sulla montagna ad Est di Nebek in Siria. L’esperienza monastica è nata proprio grazie all’opera del gesuita Paolo Dall’Oglio.

Annabk_DeirMarMusa_Chapel1

Deir Mar Musa (dal sito http://www.deirmarmusa.org)

Quando, nel 1982, in un momento di grandi sofferenze nella regione, Paolo Dall'Oglio, allora giovane gesuita arabizzante giunse alle rovine del monastero di San Mosè l'Abissino, sulla montagna ad Est di Nebek, per un ritiro spirituale di dieci giorni, scoprì tre priorità ed un orizzonte. Su quella base ed attraverso campi di lavoro e di preghiera, si mosse l'attività di restauro, e ciò fin dal 1984 (anno di ordinazione sacerdotale nel Rito Siriaco di P. Paolo). Mentre la rifondazione stabile della comunità monastica iniziò a partire dal 1991, assieme al diacono aleppino Jak Murad.

La priorità delle priorità è la riscoperta del significato assoluto e non strumentale della vita spirituale, della vita di preghiera. Sotto questo aspetto, l'antico monastero siriano costituiva un testimone forte del valore della vita spirituale nel passato della regione, ma anche del rischio di perdere tale valore. È da sottolinearsi che l'antica vita monastica orientale è elemento essenziale dell'anima cristiana ed anche del mondo culturale, simbolico e mistico dell'Islam. La comunità di Deir Mar Musa è quindi prima di tutto una comunità di silenzio e di preghiera, tanto nella vita personale dei monaci e delle monache che nella loro vita sociale.

La seconda priorità è quella di elaborare una vita di semplicità evangelica in responsabile armonia con il creato e la società circostante, e comportante la riscoperta del significato dell'attività manuale e del valore del corpo e delle cose, in un'estetica della giustizia e della gratuità.

La terza priorità è quella dell'ospitalità. Tale ospitalità abramitica, fu un'attività sacra degli antichi monaci, sulla base d'un valore sempre ritenuto divino in questa regione. Il monastero dunque è inteso come luogo d'incontro, nell'approfondimento, non nell'oblio, delle specificità identitarie, tuttavia non in vista della chiusura ghettizzante ma, al contrario, nell'emancipazione da una cultura della separazione, per elaborare invece, gradualmente, una cultura della comunione. Questo implica pure che la comunità cristiana di Deir Mar Musa viva una forte sottolineatura della dimensione ecumenica, cioè di comunione e di unità fra le Chiese, senza perdere nulla della specificità siriaca ed anche siro-cattolica del monastero stesso.

L'orizzonte è quello della relazione islamo-cristiana. Tale relazione, non sempre facile nel passato ed ancora difficile e sofferta in molti luoghi, è parte integrante della vocazione spirituale dei monaci e delle monache di Deir Mar Musa.

La scelta della lingua araba, come lingua della vita sociale e liturgica della comunità monastica, non è estranea all'orizzonte qui delineato. In questa prospettiva si è anche elaborato un progetto di approfondimento della collaborazione interculturale e interreligiosa con l'aiuto della Commissione Europea, oltre che della fondazione Giorgio Orseri di Roma, dell'Amitiè Orient belga ed altre associazioni.

Questo ha portato a sviluppare una relativamente ricca biblioteca specializzata, che potrà servire nel futuro ad operatori e a formatori nel campo del dialogo. La biblioteca non sviluppa solo gli ambiti classici delle scienze religiose, tanto cristiane che musulmane, ma anche le "discipline ponte", impegnate nell'intelligenza del fenomeno religioso, come l'antropologia, la filosofia la psicologia, la sociologia, ecc.

Un'attenzione particolare è rivolta allo studio del pensiero del grande islamologo cristiano Louis Massignon, le cui impegnate riflessioni e l'esempio di vita sono fonte di costante ispirazione per la comunità del monastero.

Il programma futuro del monastero prevede l'organizzazione di seminari di studio e scambio d'esperienze nel campo dell'armonia interculturale ed interreligiosa, tanto sul piano locale che quello internazionale.

Tutto ciò ha reso molto presto lo spazio disponibile insufficiente. È stato necessario costruire delle abitazioni, di tipo tradizionale, per i monaci e gli ospiti a nord del monastero; ed è ora in corso di costruzione un'importante edificio destinato soprattutto ad abitazione delle monache ed all'ospitalità femminile, lasciando così l'edificio antico alle attività comuni. L’orizzonte del monastero si allarga pure attraverso le relazioni con realtà similari, specie in altri paesi a maggioranza musulmana, come ad esempio il Pakistan, e ciò sia attraverso scambi e visite, sia attraverso l’uso di internet, ormai disponibile anche in Siria. La presenza dell’”alterità”, inossidabile e insolubile lungo i secoli, smetterà d’essere motivo d'angosce, tensioni e guerre, ma spingerà invece i credenti a scrutare attentamente il mistero costituito dalla differenza. Vogliamo partecipare ad innescare e sviluppare dei processi atti a creare una cultura condivisa centrata sui valori di pace, profondo rispetto ed interazione interpersonale ed intercomunitaria. Ciò non mancherà di facilitare la diffusione d'importanti conquiste della società civile globale contemporanea, come il significato della dignità della coscienza individuale, la portata enorme dell'emancipazione femminile sul piano antropologico e sociale, l'intangibilità dei diritti fondamentali degli individui e dei gruppi, e la fertilità del pluralismo culturale stesso.