Sciopero della spesa di Montecchio: il Comune è contrario all'estensione alle scuole

Sciopero della spesa e assenteismo scolastico: la Giunta di Montecchio Maggiore critica l'estensione anche alle scuole della protesta, annunciata per sabato 27 febbraio. “Coinvolgere i minori nella protesta è una forma di strumentalizzazione e dimostra l’assenza di qualsiasi volontà di integrazione”.

 

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"Prima contro i commercianti, e ora addirittura contro i bambini". Secondo la Giunta castellana "per la seconda volta gli stranieri promotori dello sciopero della spesa, che si è ora esteso anche al mondo della scuola, non centrano l’obiettivo della loro protesta, travisando gli interlocutori e sbagliando le modalità di protesta". Lo sciopero della spesa e le altre forme di protesta sono state annunciate dall'Unione Immigrati di Vicenza. Gli stranieri scioperano contro una delibera, promulgata dalla Giunta leghista lo scorso luglio, che ha ristretto i parametri che fissano il rapporto tra il numero di possibili residenti e l'ampiezza delle abitazioni. La normativa renderebbe difficile e in molti casi impossibile rinnovare il permesso di soggiorno, secondo gli stranieri. La critica all'estensione della protesta all'assenteismo scolastico arriva dall’assessore all’Istruzione del Comune, Barbara Venturi: “Secondo quanto riportato dalla stampa locale lunedì scorso (25 gennaio 2010), lo sciopero della spesa annunciato dal portavoce dell’Unione Immigrati di Vicenza Ousname Condè per il prossimo 27 febbraio coinvolgerà anche i figli, che i genitori non manderanno a scuola. Una scelta irrazionale e contraria al benessere dei minori, che in qualità di Assessore all’Istruzione respingo e condanno duramente”. Secondo l’Amministrazione Comunale, il coinvolgimento dei bambini in queste forme di protesta attraverso l’assenteismo scolastico corrisponde ad una deplorevole strumentalizzazione degli stessi: “Un genitore responsabile è consapevole dell’importanza della scuola nel processo di crescita e maturazione dei ragazzi.- ribadisce la Giunta castellana- Nel caso specifico dei minori stranieri, inoltre, la scuola costituisce il miglior mezzo di integrazione: l’imposizione della non frequenza danneggia i ragazzi, dimostrando al contempo come non vi sia da parte di questi stranieri alcuna reale volontà di integrazione”.