La chiave del Bostel, il primo villaggio dell'altopiano di Asiago
Scriveva Mario Rigoni Stern: "Una mattina gli anziani decisero di risalire il fianco destro (della montagna, ndr.) perchè quello sembrava il luogo più idoneo per vivere. Dopo mezza giornata giunsero su un colle erboso circondato da un bosco di quercie. Sotto la valle precipitava in maniera inaccessibile; dietro la foresta si spingeva fino alla cima della montagna. Proprio sotto il colle, prima delle rocce, vi erano delle sorgenti. "Questo è un buon posto", dissero gli anziani.". Il breve raccconto dello scrittore vicentino "Un villaggio tra cielo e neve distrutto dai Romani" descrive l'epopea del piccolo villaggio del Bostel di 2.500 anni fa che sorgeva a Rotzo. Vi vivevano almeno 300 persone quando ancora Roma stava risalendo, conquista dopo conquista, la penisola italiana.
Furono proprio le legioni romane comandate dal nipote di Cesare, Druso a distruggere questa civiltà della montagna vicentina. I primi ritrovamenti avvennero nel settecento ad opera dell'abate agostino Dal Pozzo, quando durante il dissodamento dei terreni di sua proprietà, emersero i primi resti delle antiche strutture in pietra del villaggio. Dopo alcuni decenni di abbandono si tornò a scavare e a scoprire nuovi elementi archeologici. Si capì che il villaggio fu abbandonato a causa di un incendio che devastò completamento l'abitato. Anche oggi il sito archeologico del Bostel a Castelletto di Rotzo continua a riservare sorprese e si è ripreso in questi mesi a studiare lo scavo della cosidetta "casetta A" in cui furono rinvenuti dall'archeologo GiovanBattista Frescura nel 1969 una quantità eccezionali di manufatti, tra cui oggetti di uso quotidiano e parti carbonizzate dell'infrastruttura lignea. Questi reperti hanno permesso agli studiosi di effettuare la ricostruzione, con il metodo dell'archeologia sperimentale, di una casetta e di alcuni forni permettendo al pubblico di osservare direttamente la dimensione reale di queste abitazioni. Ora a breve verrà inaugurato il museo di Castelletto di Rotzo che conserverà tutti gli oggetti e manufatti originali dispersi tra i musei di Este e i depositi scientifici delle sovrintendenze venete. Oltre al Bostel di Rotzo, anche a Lusiana, sempre nell'altopiano dei Sette Comuni, è stato costruito, con la tecnica dell'archeologia sperimentale, un villaggio protostorico. Si trova sul colle del monte Corgnon a 910 metri di altezza sopra l'abitato del comune vicentino. La ricostruzione archeologica rappresenta la capanna del ceramista con il suo tornio ed i suoi vasi decorati e quella del tessitore con il telaio e gli oggetti per la filatura, tra gli spazi destinati alla fusione del bronzo, alla cottura dei vasi di terracotta, alla macinazione dei cereali, alla cottura del cibo, alla lavorazione delle pelli e alla scheggiatura della selce, e alla tintura dei tessuti. A differenza del Bostel che era un villaggio di allevatori e agricoltori stanziali, quello di Lusiana era un sito dove le genti di pianura dell'età del bronzo salivano in montagna dalla primavera fino alla fine dell'estate.
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