Lo sport in locandina, mostra delle migliori grafiche scelte da VIArt
Il Campionato mondiale di Orienteering Mountain bike 2011 vince la prima medaglia d'oro. La giuria di ViArt composta da atleti come Paola Pezzo, e da politici ed esperti si aggiudica il primo posto del concorso " Arte per passione ". Il manifesto della manifestazione sportiva, ideato da Diego Boscolo, raffigura una bicicletta davanti alla basilica palladiana di Vicenza. Sulle raffigurazioni sono state pennellate delle linee tricolori che suggeriscono il titolo dell'opera " MADE IN ITALY ". La locandina, selezionata tra 150 opere, per la semplicità del messaggio, assieme ad altre 10 scelte dai visitatori del sito www.viart.it saranno esposte dal 16 dicembre al 9 gennaio 2011 presso la sede di VIArt di Contrà del Monte,13 a Vicenza dal martedì al venerdi -15:30 - 19:30 e dal sabato alla domenica: 10:00 - 12:30, 15:30 - 19:30
La grafica pubblicitaria ha precedenti illustri. Fu il pittore Toulouse-Lautrec a proporla nell'Ottocento.
I primissimi manifesti al servizio dei prodotti industriali furono ancora in nero, e costituiti di solo testo. L’avanguardia nel campo del manifesto a colori fu invece rappresentata da quella particolare industria che è il mondo dello spettacolo, nelle sue varie forme. E non è un caso se i primi manifesti di questo tipo furono realizzati proprio a Parigi; una città ricca di teatri, di ritrovi e cabarets. Parigi era inoltre anche la capitale di tutti i movimenti pittorici dell’Ottocento, e dunque l’ambiente ideale perché quello era stato fino allora un semplice strumento di comunicazione si tramutasse in un genere particolare di arte applicata, cioè di pittura al servizio della pubblicità. I teatri, i circhi, i café chantants, commissionando i loro manifesti ad artisti, tracciarono il solco su cui poi si lanciarono i fabbricanti e i commercianti con un numero sempre crescente di prodotti da far conoscere. Le personalità che ebbero una parte in primo piano in questa fase del manifesto francese e poi europeo sono: Eugène Grasset, Jules Chéret e Toulouse-Lautrec. Attraverso le loro opere, il manifesto si delinea nelle sue caratteristiche fondamentali e costanti.Toulouse-Lautrec in particolare conferì a questo genere pittorico una patente di nobiltà trasferendo nei suoi manifesti i personaggi, lo stile, l’atmosfera dei suoi quadri. Verso il 1890 l’arte del manifesto si imponeva già con caratteristiche così definite e con un tal numero di esemplari che, fra i tanti movimenti’ artistici nati in Francia, possiamo includere a buon diritto anche un vero e proprio "movimento del manifesto". Dalla Francia si diffuse in Europa e negli Stati Uniti parallelamente agli altri movimenti artistici e allo sviluppo industriale e commerciale. In Italia la storia del manifesto commissionato dall’industria porta il nome delle officine grafiche Ricordi. Nell’atelier della Ricordi, costituitosi nel 1896, lavorò un gruppo di artisti diretto da Adolfo Hohenstein.Il sodalizio con la ditta Mele, per la quale le Officine Grafiche realizzò una serie di manifesti per circa venti anni, nacque in un clima caratterizzato dal lavoro di equipe, in cui gli artisti lavoravano fianco a fianco con i tecnici riproduttori. Per i magazzini Mele furono realizzati centinaia di manifesti dei quali scrisse anche Eduardo Scarfoglio. In un celebre manifesto di Marcello Dudovich del 1912 una coppia sullo sfondo ammira la dama in primo piano, che a sua volta fissa chi guarda il manifesto. E’ un’idea pubblicitaria precisa: l’ammirazione per il modello. I cartellonisti erano Dudovich, Cappiello, Metlicovitz, Sacchetti, Terzi, ai quali si aggiunsero Mauzan, Nomellini, Palanti, Laskoff. Da queste officine uscirà uno dei capolavori di Hohenstein: il grande manifesto per la Tosca, caratterizzato da un gioco di luci e ombre melodrammatiche e dal curioso serpentello sulla O della scritta in stile liberty.Il linguaggio dei primi cartellonisti è liberty, e le immagini sono ancora allegoriche ( per esaltare l’industria spesso si fa ricorso alla mitologia).
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