Parole Mate, seconda puntata del Viaggio nella parola veneta
Questa volta Nicola Brugnolo ci accompagna a Brendola per farci ascoltare la poesia di Giacomo Noventa.
Lo si potrebbe chiamare Poeta ribelle se fosse vissuto nel periodo della contestazione giovanile durante il '68, ma appartiene a una generazione molto precedente, l'ultima del diciannovesimo secolo: le sue poesie sono ricche e intense nelle sue rivendicazioni, e critiche verso la società perbenista del suo tempo. Solo nel 1956 gli viene riconosciuto il suo valore artistico, quando riceve il Premio Viareggio con "Versi e Poesie". Quattro anni dopo muore all' età di 62 anni per un grave tumore al cervello, ma fa a tempo a scrivere la modernità dell' avventura dell' uomo nello spazio con la poesia "In Alto, in alto, nel cielo" dove riflette sul rapporto tra il progresso tumultuoso e il fatalismo superstizioso e immobile delle persone.
Lo sfondo che abbiamo scelto per questa poesia è la nota chiesa detta "Incompiuta" di Brendola. Clicca sull'immagine per visualizzare il video.
Giacomo Noventa, in realtà, si chiama Giacomo Cà Zorzi, famiglia patrizia veneta di Noventa di Piave. Nasce nel 1898 da una agiata dinastia terriera che viveva in una villa palladiana di campagna. Sin da giovanissimo si distingue per il suo carattere ribelle, tanto che venne espulso dalla scuola che frequentava a Venezia. A 17 anni, spinto dal suo fervore interventista andò per arruolarsi volontario come soldato, ma l'esercito, essendo Giacomo ancora minorenne, chiamò il padre che lo riportò a casa. Appena compiuto il diciottesimo anno, Giacomo ci riprova e viene arruolato entrando da subito nel reparto degli Arditi, famoso per la temerarietà sprezzante del pericolo di fronte al nemico. Dopo la guerra, nel 1919, Noventa raggiunge la famiglia a Venezia e tenta di concludere la scuola, ma viene stavolta bocciato per aver litigato con il professore di filosofia. Intanto inizia a scrivere le sue prime poesie, frutto dell'esperienza bellica. Arrivato a Torino, Cà Zorzi ( Noventa ) riesce a concludere gli studi laureandosi nel 1923 alla facoltà di giurisprudenza con una tesi critica nei confronti del fascimo: "Analisi di una forma migliore di Governo". Con l' avvento del fascismo al potere, per Giacomo Noventa cominciano i tempi duri e si ritrova costretto ad emigrare in Francia. Tornando in Italia, a Torino, subisce anche il carcere preventivo come era prassi per quei tempi quando i presunti oppositori venivano fermati ed arrestati quando il Duce andava in visita nelle città italiane. Giacomo Noventa viaggia intensamente per l'Europa ed in Italia conosce scrittori del calibro di Carlo Levi e Mario Soldati o filosofi come Benedetto Croce. Proprio a Londra nel 1932 comincia a riordinare la sua raccolta di versi in lingua dialettale veneta. Come antifascista fu costretto anche a vivere tra Cortona e Roma sotto falso nome fino alla Liberazione. Dopo aver collaborato per varie riviste e frequentato vari circoli letterari, finalmente, verso la metà degli anni '50, riesce a completare e pubblicare la sua raccolta di poesie e saggi. Con il compendio poetico " Versi e Poesie " viene consacrato come poeta con il riconoscimento da parte del pubblico italiano vincendo il Premio Viareggio nel 1956. Muore quattro anni dopo per un tumore al cervello. Aveva solo 62 anni.
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